Montezemolo: "Tremonti non pensa alla crescita del paese"
Bravo, ma avaro
Esprimere un giudizio compiuto sull’azione politica ed economica di Giulio Tremonti, compito che si è assunto la Stampa nell’ambito di una valutazione di tutti i membri del governo, è piuttosto arduo. Tremonti si è trovato a dover affrontare un susseguirsi di crisi internazionali, da quella immobiliare e bancaria a quella che ha messo sotto tiro alcuni debiti sovrani europei, e finché la vicenda non sarà conclusa non si potrà capire in modo esauriente se le misure che il ministro dell’Economia ha via via adottato sono state adeguate ed efficaci.
7 AGO 20

"Tenere in ordine i conti dello Stato è un mestiere fondamentale e difficile che il ministro Tremonti ha dimostrato di saper fare bene, ma se l'incapacità di pensare alla crescita trasforma di fatto il ministero dell'Economia in un ministero del Bilancio allora, sarebbe auspicabile che il presidente del Consiglio si facesse carico in prima persona delle scelte fondamentali di politica economica". Lo si legge sul sito di Italia Futura, la fondazione di Luca di Montezemolo, dove si sottolineano le parole "attribuite la scorsa settimana al ministro Tremonti (e mai smentite): 'La gente non mangia cultura'. Difficile – sostiene Italia Futura – trovare una frase più emblematica dell'incapacità della politica di progettare il futuro del paese".
Esprimere un giudizio compiuto sull’azione politica ed economica di Giulio Tremonti, compito che si è assunto la Stampa nell’ambito di una valutazione di tutti i membri del governo, è piuttosto arduo. Tremonti si è trovato a dover affrontare un susseguirsi di crisi internazionali, da quella immobiliare e bancaria a quella che ha messo sotto tiro alcuni debiti sovrani europei, e finché la vicenda non sarà conclusa non si potrà capire in modo esauriente se le misure che il ministro dell’Economia ha via via adottato sono state adeguate ed efficaci.
Alla vigilia della crisi, Tremonti aveva scritto un libro nel quale denunciava la fragilità e l’instabilità del mercato mondiale dei capitali e la difficoltà a dominarne gli effetti da parte di un sistema politico privo di strumenti d’intervento adeguati. In base a questa analisi e alla specifica situazione italiana, ha scelto una politica di austerità un po’ avara, basata sulla riduzione dei trasferimenti pubblici, per avere a disposizione le ingenti somme necessarie per la cassa integrazione e gli altri ammortizzatori, allargandoli anche a settori finora esclusi. In Europa ha sostenuto una linea meno sparagnina, nella convinzione che si dovesse fare il possibile e l’impossibile per difendere i debiti sovrani sotto attacco. Alla denuncia della speculazione internazionale ha aggiunto l’impegno concreto per contrastarla quando ha messo gli occhi sul debito greco, irlandese o portoghese. Un default di questi paesi avrebbe aperto la strada a un attacco a Spagna e Italia, il che spiega il braccio di ferro impegnato a suo tempo anche con la Germania. Per ora si può dire che la politica di Tremonti ha dato buoni risultati. L’impegno profuso sugli ammortizzatori fa sì che il tasso di disoccupazione italiano sia più basso della media europea e che si sia preservata la pace sociale.
Ciò che invece non si riesce a vedere è un’effettiva promozione della crescita, che resta lenta e stentata. I fattori della crescita sono molteplici e non dipendono solo dalle scelte economiche del governo. Tuttavia è difficile negare che per attirare investimenti produttivi sono utili riduzioni dei costi fiscali e contributivi, che per combattere denatalità e invecchiamento servono trattamenti fiscali favorevoli alla famiglia e alle lavoratrici madri. Tremonti ha annunciato la presentazione della proposta di riforma fiscale appena concluso l’iter del federalismo, che ne è una premessa. Si vedrà allora se il buon lavoro difensivo svolto permetterà di superare certe ristrettezze che l’hanno accompagnato.